setembro 10, 2015

CENSURA E REPRESSIONE IN “SOSTIENE PEREIRA”, DI ANTONIO TABUCCHI

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Melissa TORRE[1]

 

Nel romanzo Sostiene Pereira (1994), lo scrittore italiano Antonio Tabucchi tratta di uno dei momenti più critici della storia recente del Portogallo, il periodo della dittatura di Salazar che ha colpito il Paese per quasi mezzo secolo, culminando nella Rivoluzione dei Garofani del 1974. La narrazione è situata a Lisbona nel 1938, periodo in cui il mondo viveva l’imminenza della guerra e la diffusione di regimi totalitari di estrema destra. In questo contesto, la repressione e la censura sono state la realtà vissuta dal popolo oppresso dai governi dittatoriali.

In Portogallo, la dittatura è stata molto dura nell’eseguire il suo presunto obbligo di mantenere “l’ordine” e “la moralità”. A questo riguardo, secondo Gerson Roani, (2004, p.18):

De 1926 até 1974, o destino das produções literárias, em Portugal, pode ser entendido a partir de três condições envolvendo as obras produzidas. Estas podiam ser toleradas, proibidas ou mutiladas, dependendo do arbítrio dos censores. O ato criativo via-se limitado, pois os artistas eram obrigados a ter diante de si a consciência de que seu trabalho artístico e o seu destino como escritores dependia daquelas pessoas encarregadas de analisar o produto final da sua escrita: a obra destinada à publicação.[2]

È in questo panorama che si svolge la narrazione di Sostiene Pereira: uno scenario aggravato dalla situazione nella vicina Spagna, la quale era in preda a una guerra civile. Il protagonista del romanzo è un vecchio giornalista abbandonato dal successo professionale, egli che in altri tempi era stato responsabile dalla cronaca nera di un importante quotidiano della capitale e che, nel presente della narrazione, si trova ridotto a dirigere la pagina culturale del Lisboa, un giornale del pomeriggio appena creato in Portogallo. Nella sua modesta redazione, che si riduce a una stanza affittata al secondo piano di un dimesso edificio a Lisbona, Pereira cura la pagina culturale del quotidiano, la quale viene pubblicata solo il sabato.

Pereira è l’unico impiegato in quell’ufficio, composto da una scrivania e un ventilatore, poiché la redazione della pagina culturale si trova separata dal resto del giornale. Il Lisboa era un un giornale apolitico e indipendente, con tendenze cattoliche, e senza grandi pretese, come lo stesso Pereira. In questo senso, il protagonista restringeva questa sezione del giornale alla pubblicazione delle traduzioni di racconti e brani di romanzi francesi del XIX secolo, che lui stesso si incaricava di tradurre, e la sezione “Ricorrenze”, in cui recava omaggio a un grande scrittore non più in vita.

Pereira è ossessionato dall’idea della morte. La moglie è mancata da alcuni anni, ma il ricordo di lei accompagna Pereira costantemente. A causa della sua solitudine assoluta, Pereira parla con il ritratto della sposa, cioè a dire che lo imprigiona al passato e gli impedisce di guardare al futuro.

Sostiene Pereira che da un po’ di tempo aveva preso l’abitudine di parlare al ritratto della moglie. Gli raccontava quello che aveva fatto durante il giorno, gli confidava i suoi pensieri, chiedeva consigli. Non so in che mondo vivo, disse Pereira al ritratto, me lo ha detto anche padre Antonio, il problema è che non faccio altro che pensare alla morte, mi pare che tutto il mondo sia morto o che sia in procinto di morire.[3]

A causa della relativa autonomia che ha nella direzione della pagina culturale del Lisboa, Pereira decide di assumere un collaboratore per scrivere necrologi anticipati di scrittori all’epoca famosi. La sua ossessione per la morte lo porta a contatto con Monteiro Rossi, studente di filosofia, che ha scritto una tesi sul tema. Dunque, Pereira è convinto che questa sia la persona ideale per redigere i necrologi anticipati. Dall’altra parte, tale approccio è dovuto al fatto che Pereira desidera, anche se inconsciamente, cogliere un po’ di gioventù nella sua vita attraverso il contatto con il giovane Monteiro Rossi, che passa ad occupare il posto del figlio che Pereira non ha mai avuto e al quale pensa spesso.

E poi Pereira pensò al figlio che non avevano avuto. Lui sì, lo avrebbe voluto, ma non poteva chiederlo a quella donna gracile e sofferente che passava notti insonni e lunghi periodi in sanatorio. E si dispiacque. Perché se ora avesse avuto un figlio, un figlio grande col quale sedersi a tavola e parlare, non avrebbe avuto bisogno di parlare con quel ritratto che si riferiva a un viaggio lontano del quale quasi non si ricordava più.[4]

Tuttavia, questo giovane aveva ideali libertari e rivoluzionari, i suoi articoli risultano impubblicabili in Portogallo in tempi di censura e repressione. Senza potergli spiegare la ragione, Pereira continua a pagare Monteiro Rossi con i propri mezzi. Così, i due personaggi cominciano a instaurare un rapporto simile a quello che stringe un padre a un figlio. Per giustificare la scelta di pagare di tasca propria gli articoli del giovane, Pereira spiega di non volere onerare il giornale. Questo significa che, anche indirettamente, Pereira contribuisce a finanziare la lotta contro il potere costituito del gruppo di giovani dei quali fa parte Monteiro Rossi. Pereira diventa un loro punto di riferimento nella città di Lisbona.

Con la sua vita noiosa, prevedibile e priva di grandi accadimenti, Pereira si era mostrato rassegnato alla situazione e si era mostrato privo dell’interesse necessario a modificarla, sia sul piano personale sia quello professionale. Pereira aveva seguito rigorosamente la propria routine tra casa, redazione della pagina culturale del Lisboa e il Café Orquídea, dove mangiava frittate alle erbe e beveva limonate zuccherate, cosa che stava producendo gravi danni alla sua già fragile salute. Stava soffrendo di problemi di obesità e di cuore. Pereira era, insomma, l’immagine di un uomo in declino.

È quando il giornalista conosce Monteiro Rossi e la sua ragazza Marta che ha inizio il processo di cambiamento. Il primo evento di lotta contro i regimi totalitari è la visita del cugino di Monteiro Rossi a Lisbona. Il giornalista riesce a ospitare Bruno Rossi in un albergo discreto e insospettabile. Il giovane viene dalla Spagna, coinvolta in una sanguinosa guerra civile, per reclutare volontari disposti a far parte di una brigata internazionale che combatte per la causa repubblicana. Tuttavia, nonostante il sostegno che dà ai giovani, Pereira riafferma la sua posizione apolitica:

A me non interessano né la causa repubblicana né la causa monarchica, io dirigo la pagina culturale di un giornale del pomeriggio e queste cose non fanno parte del mio panorama, io le trovo un alloggio tranquillo, di più non posso fare, e lei stia bene attento a non cercarmi, perché io non voglio avere niente a che vedere né con lei né con la sua causa.[5]

Eppure, anche senza acquisire una piena consapevolezza dei fatti, Pereira inizia a immergersi in sentieri tortuosi che cambiano il suo mondo irrimediabilmente. Da quando entra in contatto con la lotta dei giovani Marta e Monteiro Rossi, il giornalista diventa più critico e consapevole degli eventi che segnano l’Europa dell’epoca. A differenza del suo direttore, che è in vacanza alle terme di Coimbra pensando a “cose amusantes”, Pereira riflette sulla situazione politica in Portogallo: “Sarà, disse Pereira, ma anche qui le cose non vanno bene, la polizia la fa da padrona, ammazza la gente, ci sono perquisizioni, censure, questo è uno stato autoritario, la gente non conta niente, l’opinione pubblica non conta niente”[6]. E quando il suo amico Silva, professore universitario, sembra avere simpatia per il regime totalitario stabilito in Portogallo, Pereira ha un momento di indignazione e lucidità, posizionandosi criticamente: “Allora devo essere libero, disse Pereira, e informare la gente in maniera corretta”[7].

Tuttavia, Pereira è a tal punto ignaro della situazione politica del tempo che arriva a chiedere informazioni sugli eventi che si stanno verificando nel mondo al cameriere del Café Orquídea. I giornali sono costretti a tacere a causa della censura. Comunque, per essere ben informati esiste un’alternativa: ascoltare Radio Londra, a cui il cameriere del Café Orquídea ha accesso e le cui informazioni trasmette a Pereira.

Quando arrivò il cameriere gli chiese: che notizie ci sono, Manuel? Se non lo sa lei, dottor Pereira, che sta nel giornalismo, rispose il cameriere. Sono stato alle terme, rispose Pereira, e non ho letto i giornali, a parte che dai giornali non si sa mai niente, la cosa migliore è prendere le notizie a voce, per questo chiedo a lei, Manuel. Cose turche, dottor Pereira, rispose il cameriere, cose turche. E se ne andò.[8]

In questo contesto di repressione, la censura lavora senza sosta, compromettendo la libertà di stampa e di espressione. Qualunque cosa fosse reputata minimamente minacciosa dal potere costituito andava vista come sovversiva e eliminata. A tal proposito, Sandra Reimão (2011, p.11) sottolinea che, “uma das primeiras providências da maioria dos regimes autoritários é censurar a liberdade de expressão e opinião, uma forma de dominação pela coerção, limitação ou eliminação das vozes discordantes”[9]

A disagio nel ritenersi un soggetto diviso da un intimo conflitto di natura religiosa – Pereira non crede nella resurrezione della carne –, il giornalista cerca un conforto e un sostegno nella figura di Padre Antonio. Il religioso, però, sempre troppo occupato con i suoi malati, non è molto interessato al dramma che Pereira vive dentro di sé. Per questo motivo, Padre Antonio rimprovera Pereira di non interessarsi ai problemi politici del suo tempo.

Pereira gli chiese cosa gli era successo e padre Antonio gli disse: ma come, non hai saputo?, hanno massacrato un alentejano sulla sua carretta, ci sono scioperi, qui in città e altrove, ma in che mondo vivi, tu che lavori in un giornale?, senti Pereira, vai un po’ a informarti.[10]

Impotente di fronte agli eventi che cambiano la configurazione d’Europa e, allo stesso tempo, continuano a investire la sua vita e a interferire nel “suo mondo”, Pereira sente la pressione sul proprio cuore fragile e decide di accettare il suggerimento del proprio cardiologo. Finisce così ricoverato nella Clinica Talassoterapica di Parede per una settimana. Sul treno, diretto verso la clinica, Pereira ricorda i giorni della giovinezza quando era forte e sano. In quei giorni poteva raggiungere a nuoto lunghe distanze, sorprendendo anche i suoi compagni dell’università. All’improvviso Pereira ha bisogno di rivivere il passato come se il superamento delle difficoltà fisiche permettesse un cambiamento e un superamento dei problemi affrontati al momento. E decide così di lanciarsi in mare come ai vecchi tempi.

Si tratta di un atto di coraggio e determinazione. Pereira osa testare i propri limiti. Allontanandosi sempre più dalla riva, egli comincia a sentire il cuore vacillare, ma mantiene il controllo e riesce a tornare in spiaggia lentamente, superando così i propri limiti fisici.

Questo è un evento decisivo per il protagonista, perché è un importante tentativo di ritrovare un’autostima profondamente indebolita. Il brano ha un forte significato simbolico, poiché è il primo passo di Pereira nel tentativo di ritrovare se stesso e ricordare chi è e cosa è capace di fare. Si tratta di una tappa fondamentale verso il cambiamento indicato nel testo.

Entrò nell’acqua con calma, piano piano, lasciando che il fresco lo abbracciasse lentamente. Poi, quando l’acqua gli arrivò all’ombelico, si tuffò e si mise a nuotare un crawl lento e misurato. Nuotò a lungo, fino alle boe. Quando abbracciò la boa di salvataggio sentì che aveva il fiatone e che il suo cuore batteva all’impazzata. Sono matto, pensò, non nuoto da una vita e mi butto in acqua così, come uno sportivo. Si riposò attaccato alla boa, poi si mise a fare il morticino. Il cielo sopra i suoi occhi era di un azzurro feroce. Pereira riprese fiato e rientrò calmamente, con lente bracciate. Passò davanti al bagnino e volle togliersi una soddisfazione. Come ha visto non ho avuto bisogno del salvagente […].[11]

Il romanzo Sostiene Pereira tratta di un soggetto in crisi di identità. Il suo protagonista è un intellettuale che si ritrova coinvolto in un conflitto tra varie forze: alla sua funzione di direttore della pagina culturale di un giornale del pomeriggio si sovrappongono questioni personali e intime, creando un quadro complesso. Pereira è in mezzo a una realtà turbata, in cui gli eventi sfuggono e non è possibile per il giornalista, almeno fino al graduale processo di consapevolezza avvenuto alla fine del romanzo, comprendere gli eventi che si susseguono intorno a lui.

Il cambio di atteggiamento del protagonista inizia durante il suo ricovero nella Clinica Talassoterapica di Parede, dove conosce il dottor Cardoso, che gli spiega la teoria della confederazione delle anime. Secondo questa teoria, l’unità del soggetto è un’illusione, poiché questo viene abitato da una pluralità di “sé”. La personalità sarebbe una confederazione di diverse anime, che è controllata da un “io” egemone che assume il controllo fino a quando un altro “io” più potente prende il suo posto.

Credere di essere “uno” che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un’illusione, peraltro ingenua, di un’unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Javet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone. […] nel caso che sorga un altro io, più forte e più potente, codesto io spodesta l’io egemone e ne prende il posto, passando a dirigere la coorte delle anime.[12]

Questa teoria va, così, contro la fede cristiana nell’esistenza di un’anima unica e individuale. È proprio questo aspetto della teoria che attrae Pereira, dato che quest’ultimo si trova in un conflitto interiore costante, interrogandosi circa la risurrezione della carne predicata dalla religione cristiana, pur essendo cattolico e credendo nell’esistenza dell’anima. Questa contraddizione che tormenta il protagonista per tutta la narrazione ne rivela un lato critico recondito. Quando questa nuova personalità comincia a prendere forma, Pereira chiede a se stesso quale atteggiamento assumere verso i problemi del suo tempo. Giunge così a riflettere sulla condotta di Marta e Monteiro Rossi.

Il fatto è che mi è venuto un dubbio: e se quei due ragazzi avessero ragione? […] se loro avessero ragione la mia vita non avrebbe senso, non avrebbe senso avere studiato lettere a Coimbra e avere sempre creduto che la letteratura fosse la cosa più importante del mondo, non avrebbe senso che io diriga la pagina culturale di questo giornale del pomeriggio dove non posso esprimere la mia opinione e dove devo pubblicare racconti dell’Ottocento francese, non avrebbe senso più niente, e è di questo che sento il bisogno di pentirmi, come se io fossi un’altra persona e non il Pereira che ha sempre fatto il giornalista, come se io dovessi rinnegare qualcosa.[13]

Il cambiamento di Pereira quanto a posizione politica suggerisce che il suo “io egemone” subisce la pressione di un nuovo “io” che presto prenderà il posto del primo. Quanto maggiore è l’intervento della censura nella sua vita tanto maggiore è la forza con cui il suo nuovo “io” rivendica la propria posizione. Il protagonista di Sostiene Pereira ha vissuto un momento di forte repressione di idee e pensieri. Durante la dittatura di Salazar le ideologie venivano imposte ai cittadini e le opinioni venivano censurate, dal momento che ogni opposizione al regime era fortemente repressa.

Secondo Paula Morais, Salazar ha fatto della censura “um instrumento de tortura impiedoso e profundamente eficaz já que, para além de silenciar os opositores, deturpar as palavras, manipular as opiniões, condicionava todas as informações que chegavam à população”.[14] Inoltre, l’arbitrarietà del sistema ha aggravato il problema ancora di più, poiché i criteri utilizzati dalla censura erano poco chiari.

Mesmo aqueles que procuraram ludibriar essa máquina censória, nunca sabiam quando é que os textos seriam dilacerados ou não já que este aparelho instituído pelo Estado com intuitos profilácticos era, acima de tudo, tendencioso, arbitrário, imprevisível e com critérios de actuação discutíveis. Por isso mesmo, os autores acabaram por ser vítimas de um duplo processo de censura: o do Estado e o do censor invisível que se instalou na consciência de cada um. A sua criatividade foi, então, alvo da impossibilidade de saberem com rigor que critérios seriam usados para avaliar a obra produzida e se ela seria autorizada a circular publicamente.[15]

A causa della sua vicinanza a Marta e Monteiro Rossi, Pereira viene osservato dalla polizia politica. Il telefono della redazione viene sorvegliato. Tutte le telefonate, sia quelle fatte sia quelle ricevute, vengono filtrate dalla portinaia del palazzo, un’informatrice della polizia: “sono venuti gli impiegati dei telefoni accompagnati da un commissario, hanno collegato il suo telefono con la portineria, hanno detto che se in redazione non c’è nessuno è bene che qualcuno riceva le telefonate, dicono che io sono una persona di fiducia”.

Questo brano dimostra la violenza perpetrata dal regime attraverso la censura contro la libertà di espressione e di opinione. Ogni qualvolta il giornalista sentiva l’oppressione del sistema, il suo senso critico diventava più forte: “E se devo telefonare? Deve passare dal centralino, rispose Celeste con soddisfazione, e ora il suo centralino sono io, è a me che deve chiedere i numeri”[16]. Il controllo della polizia non si limitava alle telefonate, dal momento che anche la corrispondenza di Pereira veniva intercettata dalla portiera: “Buongiorno dottor Pereira, c’è una lettera per lei, è un espresso, l’ha portata il postino alle nove, ho dovuto firmare io”[17].

La libertà di Pereira è illusoria. Il suo direttore gli ha conferito pieno potere sulla pagina culturale del Lisboa, ma ogni scelta interpretata come minacciosa per il sistema viene severamente ostracizzata. Questo è successo quando Pereira ha pubblicato una traduzione del racconto “L’ultima lezione”, di Daudet, passato inosservato dalla censura del giornale. Il racconto è ambientato in un borgo francese in Alsazia, la cui imminente occupazione tedesca dopo la guerra franco-prussiana richiede che un insegnante di francese si allontani da quel posto. Tuttavia, prima di partire, scrive sulla lavagna “Viva la Francia”, esprimendo così il suo patriottismo.

Per questo motivo, Pereira viene rimproverato dal suo direttore per aver utilizzato il giornale come veicolo di espressione di sostegno per la Francia, anche se velata, contro la Germania alleata del Portogallo in quel particolare momento storico-politico. Questa iniziativa di Pereira viene interpretata dal dottor Cardoso della Clinica Talassoterapica di Parede come una lotta tra il super-io di Pereira e il suo nuovo “io egemone”. In realtà, il giornalista, inconsciamente, prendeva posizione contro il regime attraverso le sue azioni, anche se ancora moderate.

Questo incidente dimostra ancora una volta il potere della censura sui mezzi di comunicazione. In un primo momento, Pereira non credeva che la censura si occupasse di un giornale del pomeriggio come il Lisboa, non dando importanza alle osservazioni del dottor Cardoso sull’apparente potere e autonomia concessi a Pereira dal direttore del giornale nell’affidargli la pagina culturale.

È comodo, obiettò il dottor Cardoso, tanto c’è la censura preventiva, tutti i giorni, prima di uscire, le bozze del suo giornale passano attraverso l’imprimatur della censura preventiva, e se c’è qualcosa che non va stia pur tranquillo che non viene pubblicato, magari lasciano uno spazio bianco, mi è già capitato di vedere i giornali portoghesi con degli ampi spazi bianchi, fanno una grande rabbia e una grande malinconia. Capisco, disse Pereira, li ho già visti anch’io, però al “Lisboa” non è ancora successo.[18]

Sandra Reimão (2011), trattando della censura durante la dittatura militare in Brasile, sottolinea la costanza con cui i giornali e le riviste sono stati costretti a riempire i vuoti lasciati nelle loro pagine da testi censurati. Ognuno di questi ha fatto ricorso alla strategia di evidenziare lo spazio della pagina che il testo cancellato avrebbe dovuto occupare. Pertanto, secondo Sandra Reimão (2011, p.12-13), molti giornali e riviste pubblicavano materiale “strano” e “inadeguato” in quegli spazi.

O jornal O Estado de S. Paulo, por exemplo, publicou poesias várias no lugar do texto censurado […]. Indicando as lacunas deixadas pela ação da censura, o Jornal da Tarde publicava receitas culinárias; a revista Veja, figuras de demônios; A Tribuna da Imprensa, no Rio de Janeiro, mantinha os espaços em branco (estratégia não vista com bons olhos pelos censores); e os semanários Opinião e Manuscrito publicavam tarjetas pretas.[19]

 

Pereira si sente impotente di fronte all’atteggiamento passivo della stampa rispetto agli eventi dell’epoca. Allo stesso tempo in cui il cameriere del Café Orquídea narrava gli eventi che accadevano nel mondo, come ad esempio il bombardamento di navi inglesi da sommergibili italiani, Pereira legge il titolo di testa del giornale della mattina, del tutto estraneo a tale situazione: “Sculture di sabbia sulla spiaggia di Carcavelos. Il ministro del Secretariado Nacional de Propaganda inaugura la mostra dei piccoli artisti”[20]. Un’enorme fotografia delle opere dei giovani artisti presso la spiaggia occupa mezza pagina del giornale, spazio che si doveva dedicare alla denuncia dell’oppressione, denuncia che invece rimane soffocata.

Un altro fattore decisivo per il processo di progressiva presa di coscienza da parte di Pereira della necessità di affrontare l’oppressione a cui la popolazione era sottomessa è sapere che alcuni dei suoi scrittori cattolici francesi preferiti, che egli credeva di assenti dalla scena politica, stanno prendendo posizione a proposito della Guerra Civile Spagnola. Ottiene queste informazioni da Padre Antonio, a cui aveva chiesto consigli su come schierarsi politicamente, rimanendo sorpreso dalla rivelazione che Mauriac e Maritain avevano pubblicato un manifesto in difesa dei baschi dopo il bombardamento di Guernica e che Bernanos aveva scritto sui massacri causati dai sostenitori di Franco. Dopo avere parlato con padre Antonio, Pereira rimane confuso, dimostrando che il suo nuovo “io egemone” sta già manifestandosi.

Tuttavia, l’evento che permette a Pereira di prendere una posizione definitiva sul momento politico è la tortura e poi la morte di Monteiro Rossi, nella casa dove il ragazzo si trovava alloggiato. Con un atto assai arbitrario, la polizia politica invade la casa di Pereira adducendo il pretesto di dovere interrogare Monteiro Rossi, picchiato a morte. Pereira non può intercedere per lui.

Il capo del gruppo, che ha detto di avere soltanto l’intento di dare una lezione di patriottismo, sembra essere molto informato a proposito delle abitudini e del temperamento di Pereira. Si capisce così che i particolari della sua routine sono stati accuratamente comunicati alla polizia dagli informatori del governo. Alla fine Pereira decide di agire redigendo un articolo in cui descrive quanto successo a casa sua quella notte. Per la prima volta da quando ha cominciato a scrivere per il Lisboa, Pereira firma il suo testo come faceva quando scriveva articoli di cronaca nera. Il giorno successivo, con la complicità del dottor Cardoso, riesce a convincere il proto del Lisboa che la censura aveva dato il permesso alla pubblicazione dell’articolo. Alla fine il romanzo lascia a intendere che Pereira si sia rifugiato in Francia, lasciando in fretta il paese con un passaporto falso.

Marta e Monteiro Rossi sono coinvolti in situazioni che a Pereira e al lettore rimangono oscure. Il lettore apprende i fatti da un narratore che riporta la storia raccontata da Pereira, probabilmente durante un interrogatorio. Il narratore trascrive solo ciò che è affermato da Pereira, trattandosi dell’unica narrazione a cui il lettore ha accesso.

Chi narra la storia è un “recorder”, qualcuno che riporta ciò che Pereira ha detto in un lungo discorso indiretto che dura quanto il racconto, punteggiandolo con “sostiene Pereira”, “Pereira sostiene” e “pare che”. Insomma, il lettore non può mai, neppure per un momento, dimenticare che la storia è il resoconto testuale di quello che Pereira ha detto. Il punto di vista del lettore appare quindi limitato, ovvero ristretto a quanto il protagonista vuole svelare, giacché il trascrittore può registrare solo ciò che Pereira afferma.[21]

Sostiene Pereira è, dunque, la testimonianza del suo protagonista, e ciò è già espresso nel sottotitolo del romanzo: Sostiene Pereira – Una testimonianza. Pereira è testimone del suo tempo, della dittatura, della repressione, della censura. Si tratta di un rappresentante di quell’intellettualità repressa dal sistema, la quale, infine, decide di correre il rischio di denunciare il regime oppressivo a cui il proprio Paese era sottomesso.

 

BIBLIOGRAFIA

 

BRIZIO-SKOV, Flavia. Antonio Tabucchi: navigazioni in un arcipelago narrativo. Cosenza: Pellegrini Editore, 2002.

MORAIS, Paula Fernanda da Silva. Portugal sob a égide da ditadura: o rosto metamorfoseado das palavras. 2005. 132 f. Dissertação (Mestrado em Teoria da Literatura e Literatura Portuguesa) – Instituto de Letras e Ciências Humanas, Universidade do Minho, Minho. 2005.

REIMÃO, Sandra. Repressão e resistência: censura a livros na ditadura militar. São Paulo: EDUSP, 2011.

ROANI, Gerson Luiz. Sob o vermelho dos cravos de abril – Literatura e revolução no Portugal contemporâneo. Revista Letras, Curitiba, n. 64, p. 15-32, set./dez. 2004.

TABUCCHI, Antonio. Sostiene Pereira – Una testimonianza. Milano: Feltrinelli, 2007.

 

Come citare questo testo:

 TORRE, M. Censura e repressione in Sostiene Pereira, di Antonio Tabucchi. In: BRUNELLO, Yuri; SILVA, Rafael; MARCI, Giuseppe (orgs.). Novas perspectivas nos estudos de Italianística. Fortaleza: Substânsia, 2015.

 

[1] È dottoranda in Letteratura presso l’Universidade Federal de Minas Gerais/UFMG.

[2] “Dal 1926 al 1974 il destino delle produzioni letterarie in Portogallo può essere inteso a partire da tre condizioni che coinvolgono le opere prodotte. Queste ultime possono essere tollerate, vietate o mutilate, a seconda dell’arbitrio dei censori. L’atto creativo era limitato, poiché gli artisti erano obbligati ad avere la coscienza che il loro lavoro artistico e il loro destino come scrittori dipendeva da quelle persone incaricate di analizzare il prodotto finale della loro scrittura: l’opera destinata alla pubblicazione.” (La traduzione è nostra).

[3] Tabucchi (2007, p.16).

[4] Ibid, p.16.

[5] Ibid, p. 86.

[6] Ibid, p.64.

[7] Ibid, p.64-65.

[8] Ibid, p.79.

[9] “una delle prime cose fatte dalla maggior parte dei regimi autoritari è censurare la libertà di espressione e di opinione, una forma di dominio attraverso la coercizione, la limitazione o l’eliminazione di voci dissidenti.” (La traduzione è nostra).

[10] Tabucchi (2007, p.15).

[11] Ibid, p.106.

[12] Ibid, p.123.

[13] Ibid, p.122.

[14] Morais (2005, p.30) “uno strumento di tortura, spietato e profondamente efficace poiché, oltre a zittire gli oppositori, deturpare le parole e manipolare le opinioni, condizionava tutte le informazioni che arrivavano alla popolazione.” (La traduzione è nostra).

[15] (Ibid, p.31). “Anche coloro che hanno cercato di aggirare la macchina della censura, non sapevano mai quando i testi sarebbero stati strappati o no poiché questa macchina istituita dallo Stato con intenti profilattici era, soprattutto, tendenziosa, arbitraria, imprevedibile e con criteri di azione discutibili. Pertanto, gli autori sono stati vittime di un doppio processo di censura: quello dello Stato e quello del censore invisibile che si è stabilito nella coscienza di ciascuno. La loro creatività è stata poi vittima dell’impossibilità di sapere precisamente quali criteri sarebbero stati utilizzati per valutare il lavoro prodotto, e se esso avrebbe avuto il permesso di circolare pubblicamente.” (La traduzione è nostra).

[16] Ibid, p.148.

[17] Ibid, p. 49.

[18] Ibid, p.129.

[19] “Il giornale O Estado de S. Paulo, per esempio, pubblicava alcune poesie al posto del testo censurato (…). Indicando le lacune lasciate dall’azione della censura, il Jornal da Tarde pubblicava delle ricette; la rivista Veja, figure di diavoli; A Tribuna da Imprensa, a Rio de Janeiro, manteneva gli spazi vuoti (strategia che non era vista favorevolmente dalla censura); e i settimanali Opinião e Manuscrito pubblicavano delle fasce nere.” (La traduzione è nostra).

[20] Tabucchi (2007, p.167).

[21] Brizio-Skov (2002, p.129).