outubro 19, 2015

Il birraio di Preston, di Andrea Camilleri: rapsodia in giallo

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Luciana Nascimento de ALMEIDA[1]

 

Il presente lavoro ha come obiettivo   quello di dimostrare il modo in cui Camilleri utilizza le strutture del melodramma nella composizione della rapsodia Il birraio di Preston, romanzo classificato come giallo ed ambientato nell’immaginaria Vigàta, la città creata dall’autore dove vengono ambientati tutti i suoi romanzi. La trama de Il birraio di Preston tratta dell’inaugurazione ed incendio del teatro Re d’Italia. Abbiamo intenzione, inoltre, di dimostrare come la musica permei la narrativa di un’altra storia poliziesca, Agosto, romanzo di Rubem Fonseca. Però, prima di cominciare, bisogna chiarire che, sebbene non accolga la classificazione “romanzo storico”, che di solito viene atribuita all’opera in questione, Il birraio di Preston fa riferimento, nella sua elaborata trama, a fatti trascorsi in un’epoca importante per la storia italiana, l’Ottocento, soffermandosi in particolare sui movimenti di inizio secolo, con enfasi al movimento rivoluzionario della Carboneria e a Giuseppe Mazzini, alla Sicilia e ai suoi aspetti politici, sociali e culturali. Una situazione analoga a quella del romanzo Agosto, ambientato a Rio de Janeiro all’indomani del suicidio di Getulio Vargas.

L’incidenza dei fatti della storia italiana e, specialmente, degli aspetti della cultura siciliana ne Il birraio di Preston dànno speciale sapore a questo romanzo-rapsodia, che presenta una struttura che si avvicina a quella del melodramma.

Melodramma. Vediamo le principali caratteristiche di questo genere musico-teatrale.

Este gênero músico-teatral surgiu na sequência de pesquisas feitas no século XVI no sentido de ressuscitar a tragédia clássica. Distingue-se da tragédia grega, na medida em que, nesta, a primazia cabe à palavra, tendo características complementares a dança e a música, ao passo que naquele a música é fundamental e o texto se resume a um guião, embora minucioso[2].

Osserviamo che il melodramma è apparso nel tentativo di ricuperare la tragedia classica. Il secolo XVIII ha assistito la polemica creata intorno al genere, oltre il tentativo, nel secolo seguente, di dare supremazia alla parola.

Entre os continuadores mencionam-se Pier Francesco Cavalli e Mareontonio Certi, em quem já se verificam os primeiros sinais da polêmica pela supremacia da música ou do drama que havia de dominar o séc XVIII. Na primeira metade deste século, o Apostolo Zeno tentou uma reforma do gênero no sentido de devolver à palavra a importância que lhe cabia na tragédia grega.[3]

La musica, elemento presente in diversi romanzi camilleriani, come ad esempio ne La voce del violino, permea tutta la narrativa, cominciando dal titolo del romanzo in analisi, Il birraio di Preston, che è anche il titolo dell’opera drammatizzata nella narrativa, durante l’inaugurazione del teatro Re d’Italia.

Nella narrativa, nel secondo capitolo, viene riprodotta la discussione su quale sarebbe l’opera più adatta per un evento importante come l’inaugurazione del teatro della città. Secondo il Circolo Cittadino di Vigàta, dovrebbe essere un’opera migliore di quella di Luigi Ricci, scelta dal prefetto. Forse sarebbe meglio uno spettacolo di Wagner, per esempio.

Il tema musica introduce alcuni personaggi, come don Ciccio, il falegname che intende di musica, la cui opinione contraria al possibile esito della rappresentazione de Il birraio di Preston ha causato problemi alle intenzioni del prefetto e di don Memè, costandogli la libertà.

La musica è presente anche durante la discussione del Circolo Cittadino sulla decisione del prefetto di mettere in scena Il birraio di Preston e la conseguente resistenza di quelli che hanno considerato quest’azione come abuso di autorità del governante fiorentino.

“Però lei, cavaliere, ha ragione” ripigliò il canonico. “Ce n’è di musica bella. E noi invece ci dobbiamo agliuttiri, volenti o nolenti, una musica che manco sappiamo com’è solo perchè così vuole l’autorità! Cose da pazzi! Dobbiamo fare soffrire le nostre orecchie con la musica di questo Luigi Ricci solo perchè il signor prefeito ordina così!”.[4]

Essa è presente nelle parole di don Ciccio, il falegname, uomo rispettato per il suo talento musicale, nell’esprimere ciò che la musica rappresentava nella sua vita e nello spiegare la ragione per la quale lui non approvava l’opera, rispondendo alla domanda del prefetto.[5]

La musica fu protagonista di momenti patetici, come, per esempio, quando scopre l’equivoco del prefetto riguardo all’opera presentata nel teatro La Pergola, nella sera in cui aveva conosciuto la moglie.

Ne La voce del violino, altro romanzo di Camilleri, così come accade ne ll birraio di Preston, alla musica viene attribuita un’importanza tale da considerarla un personaggio. Durante la narrazione osserviamo come la musica è capace di condurre il comissario Montalbano nella sua ricerca all’assassino della giovane Michela Licalzi. È proprio la musica, o meglio, la “voce” venuta dal prezioso violino di Michela che porta alla luce non solo l’assassino della ragazza, ma la motivazione che ha generato il reato. La musica acquista voce, potere di rivelare ciò che era nascosto; è la testimonianza del delitto, che “parla” al momento cruciale, ma che, tuttavia, può essere udito solo da chi è in grado di capire, il commissario Montalbano.

La musica ha un ruolo paradossale in tutta la narrazione de Il birraio di Preston. Se consideriamo l’opposizione dramma versus commedia o, come preferiamo chiamarlo, opera seria vs opera buffa, e gli elementi melodrammatici che permeano la narrazione, si osserva che la musica è presente in entrambi gli elementi, che si alternano nella trama, facendosi presenti nei momenti più sublimi e nei momenti più patetici, essendo essa il veicolo dei sentimenti più nobili e più oscuri.

Si deve ad Alessandro Scarlatti e soprattutto a Metastasio la definizione di opera seria in Italia. Metastasio ha stabilito la struttura e la metrica delle opere, conferendo in tal modo “serietà” alle rappresentazioni. L’opera comica, d’altra parte, è nata a Napoli. È stato il modo in cui venivano rappresentate le scene della vita quotidiana tra un atto e l’altro di uno spettacolo grazie al successo conseguito, a diventare in poco tempo genere.

Mentre l’opera seria chiedeva l’esecuzione, in modo rigoroso, di sistemi e di strutture dominanti, l’opera buffa non richiede tale accuratezza: “i compositori si ispiravano a vicende legate alla vita di tutti i giorni che il pubblico capisca con maggior facilità, riuscendo a identificarsi nei personaggi”. Nomi come Rossini, Bellini, Donizetti e Verdi sono legati al periodo d’oro del melodramma, che in questa fase viene chiamata Opera.

Tornando a Il birraio di Preston, così come gli eventi stessi che compongono la trama, il comico e il tragico si alternano per tutta la narrazione. A volte, questo accade a capitoli alternati, a volte all’interno dello stesso capitolo.

Il capitolo “Avrebbe cercato d’Alzare lo muschittera” esemplifica ciò che può essere considerato opera seria. In questo capitolo, viene presentata la storia della giovane vedova Concetta Riguccio, che conosce il giovane Gaspano e durante la Messa, fissa un appuntamento per quella stessa notte a casa sua. Tutto va secondo i piani ed i due trascorrono la loro prima notte insieme. Ma quello era il giorno dell’incendio, e la casa della vedova era proprio vicina al teatro. Ed il fuoco assume proporzioni ancora più tragiche, perchè la giovane coppia muore durante la notte, soffocata dalla fuliggine. Questo evento, prodotto dal fuoco, ha ucciso persone che non avevano alcun legame diretto con i personaggi principali della trama; tuttavia, nello sviluppo della storia esso guadagnerà importanza in quanto porterà conseguenze per il delegato Puglisi, che si troverà a dover scegliere tra la possibilità di seguire rigorosamente i suoi doveri come delegato e ricercatore o fare quello che sembrava più giusto, intervenire nella scena. E sappiamo che ha scelto la seconda, modificando la stanza in cui erano morti e quindi salvare l’onore della vedova.

Al contrario, in “Giagia cara mia,” domina l’opera buffa. Il capitolo è costruito intorno alla serata di apertura del teatro Re d’Italia, quando il sindaco rivela infine, attraverso una lettera indirizzata a sua moglie, la vera motivazione della scelta dell’opera Il birraio di Preston. Egli spiega il perché dell’insistenza nel proporre quell’opera, affrontando i suoi nemici politici e assumendosi i rischi della cosa. Ma la risposta della moglie non poteva essere più deludente, né mettere il sindaco in una situazione più patetica: si sbagliava, perché l’opera che avevano visto insieme il giorno del loro primo incontro, fu La Clementina .

Non solo nella produzione di Camilleri la musica occupa un posto di rilievo. Se esaminiamo il lavoro di altri scrittori, come il brasiliano Rubem Fonseca, scopriamo che la musica è presente anche in almeno uno dei suoi romanzi di successo: Agosto (1993).

In Agosto, romanzo giallo ambientato a Rio de Janeiro, nell’era Vargas, la musica contribuisce alla traiettoria di vita del commissario Mattos, che sin dalla giovinezza ha avuto a che fare con l’opera, essendo stato claqueur del Teatro Municipale. Ed anche in età adulta, già funzionario di polizia, non si è mai allontanato dalla musica classica, avendo a casa sua dischi e partiture de La Traviata e La Bohème, per esempio, e avendo l’opera presente “fisicamente” in alcuni momenti importanti della sua esistenza. Il comissario sempre ascoltava brani tratti da opere liriche, e, come il commissario Montalbano, ne La voce del violino, rifletteva sul crimine investigato durante l‘ascolto della musica:

Naquele momento Mattos estava deitado no sofá-cama Drago, ouvindo La Bohème. Ele acabara de ver uma foto na primeira página da Tribuna da Imprensa que o deixara muito perturbado. As desventuras amorosas de Rodolpho e Mimi, ainda que continuassem sendo expressas com emoção pela Tebaldi e pelo Prandelli, haviam cedido lugar às cogitações sobre o crime do edifício Deauville.[6]

Il brano citato rivela anche una traccia della personalità del commissario Mattos, caratteristica stonata di quella richiesta da un agente di polizia, ma che non ha interferito nel suo ragionamento logico, almeno a suo parere :

Mattos, conquanto reconhecesse ser emotivo e impulsivo em demasia, acreditava ter lucidez e perspicácia suficientes para escapar das clássicas ciladas da investigação criminal, principalmente da “armadilha da lógica”. A lógica era, para ele, uma aliada do policial, um instrumento crítico que, nas análises das situações controversas, permitia chegar a um conhecimento da verdade. Todavia, assim como existia uma lógica adequada à matemática e outra à metafísica, uma adequada à filosofia especulativa e outra à pesquisa empírica, havia uma lógica adequada à criminologia, que nada tinha à ver, porém, com premissas e deduções silogísticas à la Conan Doyle. Na sua lógica, o conhecimento da verdade e a apreensão da realidade só podiam ser alcançados duvidando-se da própria lógica e até mesmo da realidade. Ele admirava o ceticismo de Hume e lamentava que suas leituras realizadas na faculdade, não apenas do filósofo escocês, mas também de Berkeley e Hegel, tivessem sido tão superficiais.[7]

La musica è stata, infatti, compagna di Mattos per gran parte della sua vita. Le pagine di Agosto mostrano il coinvolgimento del Commissario con la musica classica, come viene ricordato anche da altri personaggi, com’è nel caso di Alice, la fidanzata che lo ha lasciato da molto tempo:

“Tenho um encontro às cinco e meia. Com o maestro. Lembra do maestro?”

“Maestro?”

“O velho que chefiava a claque, o seu Emílio, lembra?”

Ela se recordava vagamente de Mattos ter contado que quando estudante fizera parte da claque do Teatro Municipal para poder assistir a óperas de graça, ganhando ainda alguns trocados.[8]

La musica era stata presente anche nei momenti più dolorosi della vita di Mattos, come nella sua rottura con Alice. Si osserva che, avendo la musica come punto di partenza, l’autore costruisce una critica alla classe più ricca e la sua interazione con le arti:

Algum tempo depois do rompimento com Alice, ele fora assistir a La Bohème no Municipal, com Di Stefano e a Tebaldi. Estava acostumado a ir na torrinha, por ser mais barato e também porque era na galeria que a claque se postava e ele se acostumara com o local. Mas naquela ocasião comprara uma cadeira na plateia, próxima de uma frisa, onde havia um homem e uma mulher que cochilavam o tempo todo. Notou também que outras pessoas permaneciam dormindo em suas frisas, até mesmo quando Di Stefano deu um fabuloso dó de peito na ária Che gelida manina. Ficou profundamente irritado, já estava sentindo, então, os primeiros sintomas de sua úlcera duodenal e de seu ódio pelos ricos. Ir à ópera, aos concertos, aos museus, fingir que liam os clássicos, tudo fazia parte de uma grande encenação hipócrita dos ricos, cujo objetivo era mostrar que eles – pensava principalmente em Alice e sua família – pertenciam a uma classe especial de pessoas superiores que, ao contrário da chusma ignara, sabia ver, ouvir e comer com elegância e sensibilidade, o que justificaria a posse do dinheiro e o gozo de todos os privilégios.[9]

È interessante notare che la vita del commissario Mattos riporta ai temi del melodramma, che lui ascolta frequentemente e sono oggetto del suo desiderio. Lui, un uomo in possesso di una laurea in legge e commissario di polizia, è quello che si potrebbe chiamare un buon poliziotto, inquadrandosi nei canoni della buona condotta. È un professionista onesto che si preoccupa dei prigionieri del suo carcere ed è sempre preoccupato con il suo dovere. Nella sua vita personale, è malato e tormentato; soffre fisicamente a causa di un’ulcera duodenale ed è sfortunato in amore, essendo stato abbandonato da Alice, a causa del suo status sociale inferiore, e vive una storia d’amore instabile con Salete che, pur essendo innamorata di lui, vive con un uomo ricco e sposato.

 

Riferimenti bibliografici

CAMILLERI, Andrea. Il birraio di Preston. Palermo: Sellerio Editore, 1995.

___________. La voce del violino. Palermo: Sellerio Edittore, 1997.

EAGLETON, Terry. Teoria da Literatura: uma introdução. São Paulo: Martins Fontes, 2001.

ECO, Umberto. Sei paggeggiate nei boschi narrativi. 7ª ed. Milano: RCS Libri, 2007.

___________. Il superuomo di massa. Retorica e ideologia nel romanzo popolare. 3ª ed. Milano: Bompiani, 2005.

FONSECA, Rubem. Agosto. São Paulo: Companhia das Letras, 1993.

REIMÃO, Sandra Lucia. Literatura policial brasileira. Rio de Janeiro: Jorge Zahar Editor, 2005.

_______. O que é romance policial. São Paulo: Editora Brasiliense, 1983.

SANTIAGO, Silviano. “O narrador pós-moderno”. In: Nas malhas da letra. São Paulo: Companhia das Letras, 1989.

SEGRE, Cesare. Avviamento all’analisi del testo letterario. Torino: Einaudi,  1999.

______. Tempo di bilanci. Torino: Einaudi, 2005.

SILVA, Vitor Manuel de Aguiar. Estrutura do romance. Coimbra: Almedina, 1974.

________. Teoria da Literatura. 2ª ed. Coimbra: Almedina,1968.

TODOROV, Tzvetan. “Tipologia do Romance Policial”. In Poética da prosa. São Paulo: Martins Fontes, 2003.

Enciclopédia Verbo Luso-Brasileira de cultura. Edição século XXI. Lisboa/São Paulo:  Editorial Verbo, 2001.

Grande Enciclopédia Delta Larrousse. Rio de Janeiro:  Editora Delta S.A., 1973.

Enciclopédia Mirador Internacional. São Paulo: Enciclopédia Britannica do Brasil publicações LTDA., 1995.

SPINELLI, Vicenzo; CASASANTA, Mario. Dizionario completo ItalianoPortoghese (brasiliano) Portoghese (brasiliano)Italiano. Milano: Editore  Ulrico Hoelpi Milano, 1983.

 

Come citare questo testo:

ALMEIDA, L.N. Il birraio di Preston, di Andrea Camilleri: rapsodia in giallo. In: BRUNELLO, Yuri; SILVA, Rafael; MARCI, Giuseppe (orgs.). Novas perspectivas nos estudos de Italianística. Fortaleza: Substânsia, 2015.

 

[1]Professoressa di Lingua Italiana nelle scuole pubbliche dello Stato di Rio de Janeiro. Ha ottenuto il suo Dottorato in Lingue Neolatine presso l’Universidade Federal de Rio de Janeiro/UFRJ.

[2]Enciclopédia Verbo Luso-Brasileira (2001. vol. 19, p. 654). (“Questo genere musicale-teatrale è nato in seguito alle ricerche fatte nel secolo XVI volte a far risorgere la tragedia classica. Si distingue dalla tragedia greca, nella misura in cui, in questa, il primato era conferito alla parola. alla quale erano complementari la danza e la musica,  mentre nel melodramma la musica è fondamentale ed il testo si riduce ad una sceneggiatura, anche se completo”.) (La traduzione è nostra).

[3]Ibidem, pp. 654-655. (“Tra i continuatori vengono citati Pier Francesco Cavalli e Mareontonio Certi, nel quale possiamo già vedere i primi segni di supremazia della musica o dramma che avrebbe dominato il secolo XVIII. Nella prima metà di questo secolo, l’Apostolo Zeno ha provato una riforma del genere nel senso di ripristinare alla parola l’importanza che aveva nella tragedia greca”). (La traduzione è nostra).

[4] Camilleri (1995, p.24).

[5] Ibidem, p. 170.

[6]  Fonseca (1993, p.108). (“In quel momento Mattos era sdraiato sul divano-letto Drago, ascoltando La Bohème. Aveva appena visto una foto sulla prima pagina del Tribuna da Imprensa che lo aveva lasciato molto turbato. Le disavventure amorose di Rodolfo e Mimi, anche se hanno continuato ad essere espresse con emozione dalla Tebaldi e dal Prandelli, avevano lasciato posto ai pensieri sul delitto del palazzo Deauville.”) (La traduzione è nostra).

[7]  Ibidem. (“Mattos, anche se ammettesse di essere emotivo e troppo impulsivo, pensava di avere abbastanza lucidità e ingegno per sfuggire alle classiche insidie di indagine penale, in particolare la “trappola della logica”. La logica era, per lui, un alleato della polizia, uno strumento fondamentale per l’analisi di situazioni controverse, ha permesso di raggiungere una conoscenza della verità. Tuttavia, come c’era una logica adeguata alla matematica ed un’altra alla metafisica, una adeguata alla filosofia ed un’altra alla ricerca empirica, c’era una vera e própria logica adeguata alla criminologia, che non aveva nulla a vedere, però, com ipotesi e deduzioni sillogistiche alla Conan Doyle. Nella sua logica, la conoscenza della verità e la percezione della realtà erano raggiungibili solo dubitando della logica stessa ed anche della realtà. Lui ammirava lo scetticismo di Hume e lamentava che le sue letture fatte all’università, non soltanto del filosofo scozzese, ma anche di Berkeley e di Hegel, erano state superficiali.”) (La traduzione è nostra).

[8]  Fonseca (1993). (“Ho un appuntamento alle cinque e mezzo com il maestro. Ricordi del maestro?” “Maestro?” “Il vecchio che era il capo della claque, il signore Emílio, ricordi?” Lei si ricordava vagamente che Mattos aveva raccontato che quando era studente aveva fatto parte della claque del Teatro Municipal per poter guardare l’opera gratuitamente, guadagnando anche qualche soldo. (La traduzione è nostra).

[9]  Ibidem, p.50-51. (“Qualche tempo dopo la rottura con Alice, era andato a guardare La Bohème al Municipal, con Di Stefano e la Tebaldi. Era abituato ad andare in galleria, perché più economico ed anche perchè era nella galleria che la claque si trovava e aveva familiarità con il posto. Ma in quella occasione aveva comprato una biglietto per la platea, vicino ad una cabina, dove c’erano un uomo ed una donna che avevano sonnecchiato tutto il tempo. Aveva anche notato che altre persone si erano addormentate nelle loro cabine, anche quando Di Stefano diede un favoloso do di petto nell’aria Che gelida manina. Si è profondamente arrabbiato, sentendo già, così, i primi sintomi della sua ulcera duodenale e del suo odio per i ricchi. Andare all’opera, ai concerti, ai musei, far finta di leggere i classici, tutto faceva parte  di una grande messa in scena ipocrita dei ricchi, il cui obiettivo era quello di dimostrare che loro – e pensava soprattutto ad Alice – appartenevano ad una classe speciale di persone superiori che, al contrario del popolo ignorante, sapeva leggere, ascoltare e mangiare com eleganza e sensibilità, giustificando così il denaro posseduto ed il godimento di tutti i privilegi.”) (La traduzione è nostra).